Rosso.

Ancora quel colore. Edda non riusciva a trattenersi quando lo vedeva. Lampeggiava così forte, l’attirava come una falena alla fiamma. Un maglione si era acceso, una luce scarlatta brillava in vetrina, in quel momento non desiderava altro.

Rosso.

Persino in facoltà il pensiero continuava a tormentarla. Ma, c’era anche l’euforia per la serata che l’aspettava, solo per lei e la sua passione. Edda ha 23 anni e ama danzare, è un modo per fuggire dalla realtà, un volo per riempire il vuoto.

Finita la lezione, salutò Chiara (la sua migliore amica) e fuggì via. Per un soffio riuscì a scendere alla fermata di Cà Pesaro, con un saltello balzò giù dal vaporetto. Davanti ai suoi occhi si stagliò un fiocco rosso annodato alla corda del pontile. Con un gesto automatico lo sciolse e lo cacciò in tasca. Sorrise.

Davanti a casa si accorse di non avere le chiavi.

“Dannazione! Le ho dimenticate ancora, speriamo ci sia qualcuno”.

Il citofono suonò a vuoto.

Riprovò.

Ancora niente.

Erano le 16, sua madre sarebbe arrivata alle 20 mentre il padre probabilmente si sarebbe fermato a dormire in studio, come solitamente faceva quando aveva un grosso progetto per le mani.

“ Cosa faccio?” pensò.

Decise di passare dalla nonna.

La signora Egle abitava verso il centro ma, per fortuna, lontano dal maglione, che ancora l’assillava. La casa aveva una scaletta esterna che portava ad una piccola barca che ondeggiava fra minute onde e un rigoglioso giardino, dove la donna coltivava le sue verdure.

“Ciao nonna!”

“Cipollina! Hai dimenticato ancora le chiavi?”

Edda, era come il padre, sempre persa nei suoi pensieri e succedeva almeno 3-4 volte a settimana che rimanesse chiusa fuori. La nonna ormai, ci aveva fatto l’abitudine.

Appena entrata la ragazza notò subito, sul comò, un frammento di corallo.

Rosso.

“Aah! L’hai visto eh? Me l’ha regalato la mia amica Marta, quella di Genova. Ti va un the?”

Costò uno sforzo enorme a Edda smettere di fissarlo e risponderle.

“Certo!” esclamò.

Quando tornò a casa, si chiuse in stanza e aprì lo zaino. All’inizio non vide niente poi, guardando meglio… si accese un bagliore rosso, era il corallo. Alzò le spalle rassegnata ma con un sorriso che le addolcì il viso. Si avvicinò al letto e prese qualcosa nascosto sotto.

Era la scatola dove erano custoditi tutti i suoi furtarelli, tutte quelle cose che Edda aveva preso durante gli anni. All’interno c’erano: mollette, un anello, un foulard, un cappello, tre elastici, una matita, una cavigliera, un lecca lecca ormai scaduto, un fermaglio e uno smalto… tutti rossi. Ci mise dentro anche il corallo e il fiocco.

Era il momento di prepararsi.

Prese il vestito, appuntò la spilla rossa sulla spallina, calzò i sandali, artigliò la borsa e uscì.

La sera era fresca e una leggera brezza le sfiorava la pelle.

Passò davanti a due locali, ma ci era già stata, desiderava qualcosa di nuovo. Poco dopo trovò quello che stava cercando, un bar con un’insegna al neon e delle palme finte.

Si decise ed entrò.

La musica caraibica era molto ritmata, le risuonava nel petto, forte, folgorante. Chissà perché le ricordava il rosso.

Non vi volle molto a Edda a perdersi nelle note. A tenerla ancora c’era solo il costante battito nel petto, che dava un ritmo alla danza.

Dopo aver ballato per ore, decise che era il momento di tornare. L’alba stava rischiarando il cielo alle sue spalle, il sole sbucava appena tra due palazzi, l’acqua si riempì di venature rossastre. Gli edifici si tinsero di un arancio leggero, le ombre divennero scarlatte. La città sbadigliava stanza e stava per risvegliarsi.

Appena superato il Ponte dei Sospiri notò un batuffolo grigio malconcio, si chinò e lo strinse al petto. Sapeva di un mare lontano…

Non era più sola.

Lei e il gatto si avviarono verso casa.

Con una mano lo teneva e con l’altra frugava nella borsa. Le chiavi questa volta c’erano.

Raggiunse la sua stanza, facendo meno rumore possibile.

Lo depose sulla sedia, gli grattò la testa, il gattino chiuse gli occhi: un flebile miagolio per la prima volta uscì dalla sua bocca.

“Ti chiamerò Meda” sussurrò e gli annodò un fiocco al collo.

Rosso.