(parlano le Tamerici )

Giugno 2015

Scesa dal traghetto, s’incammina.

Tutto è cambiato e tutto rimasto uguale.

Arriva alla spiaggia.

È come la sogna ogni notte da anni, ventuno sono? Si, lo sono diventati uno dopo l’altro in un batter di ciglia. Ha socchiuso gli occhi e in poco più di un respiro… metà della sua vita è sfuggita. Come un bambino che tenti invano d’afferrare mentre cade da un dirupo. Sei senza forza, non riesci a trattenerlo perché scivola via inesorabilmente come sabbia nella clessidra.

Ecco l’albero del quale non ricorda mai il nome. Come se avesse un macigno nel cervello che glielo impedisce. Eh si, conosce nomi del macigno e dell’albero alla perfezione. Ne conosce perfino gli umori, a volte lo avverte un attimo prima di esplodere.

Proprio come capita con i terremoti.

Ho ascoltato racconti aborigeni che giorni prima dello tsunami del 2004 hanno percepito gli avvertimenti nervosi della terra. Segnali della creazione, narrati  dagli anziani nelle notti d’inverno intorno a un fuoco. La terra stessa avrebbe annunciato che da li a poco sarebbero arrivate onde anomale.

Fu così anche nel 95, oltre al riverbero degli sciami sismici, sentimmo giorni prima la terra ingarbugliata con grida di rabbia e vendetta. Umori, rutti, ira e sgomento.

Il luogo consueto, a qualsiasi ora, lunghezza e larghezza spiaggia anche. Osservi i colori dell’acqua del tardo pomeriggio, come cambiavano ogni giorno poco prima del tramonto. Da dove sei seduta, quasi al centro della baia, sembra tracciarsi una riga imperscrutabile. A sinistra azzurri, turchesi, blu brillanti in varie gradazioni. A destra altrettante sfumature di verde-blu-grigio.

Le isole di fronte entrano ed escono dal mondo dei sogni, sospese, con colori e forme ondeggianti che paiono miscelarsi tra il blu notte e il latte.  Più si allontanano e più si sposano con l’orizzonte fino a congiungersi completamente. Le lingue di terra della baia e le isole vicine sono delineate con nitida perfezione, come la vegetazione. La medesima perfezione tracciata nei quadri di Euclides e Delo.

Che gioia per l’anima.

L’albero…. era quello.

l’albero è quello?

Eccolo.

Apri la borsa e trai una scatolina, dipinta a mano con macchie e movimenti di colori che richiamano il mare della mia isola. A tratti blu cobalto, turchese, blu e verde petrolio. Tutti contenuti in un ritmo misterioso e impercettibile all’occhio non allenato. Come chi, con un semplice sussurro riesce a quietare uno stallone imbizzarrito e assicurare il padrone isterico. Basta un solo sguardo.

Nell’atto della tua rinuncia all’Amore siete stati spruzzati per liberarvi dal peccato originale. Perché tu riflettessi. Perché speravo che tornassi. Speravo per te. Ho sempre sperato per tutti, anche per te.

Un amore così grande. Te lo sei mai chiesta?

Nella guerra di Troia la peggiore perdita la subiva il conquistato. Qui a Schinoussa l’hai sofferta tu.

La vita è la somma dei nostri giorni.

E per quanto gli umani siano convinti che vince chi soffre meno e chi fugge più lontano, Io sono certo che vinca chi ama di più.

L’amore amplifica le nostre coscienze, non svapora come il corpo.

Non  hai  partecipato  al  banchetto!

Non ti sei mai svegliata posando il primo sguardo della giornata sul tuo amato e su vostro figlio. Non hai visto né sentito la gioia o la sofferenza delle sue tappe.

Come invece Euclides e le Madri dell’isola. Non ti sei sentita esplodere il cuore la prima volta che ti ha chiamato “Mamma”. Ne l’hai calmato tra le tue braccia quando piangeva disperato, infuriato.

Né hai avuto l’occasione di elaborare un pensiero critico o desiderare per lui la libertà come gli abitanti dell’isola, che decisero in coro di opporsi alla burocrazia e tenere la creatura. Temettero che potesse scivolare tra gli anfratti del complesso sistema e perdersi per sempre.

Oggi ho udito queste parole:

“Nascere significa entrare sotto la legge della benedizione…diventa possibilità di riparare ai propri errori del passato e sviluppare le potenze luminose che ancora sonnecchiano in noi….”

Chi salva una vita salva il mondo intero.

Parole…

Pronunciate ai piedi delle mie Fronde.

Con la forza delle mie radici ben piantate nella terra, con uno spruzzo vi dico:

Vivete!

Vivete, gioite e pazientate.

 Racconto di Silvia Tavasani

 

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MARIA, LA SCELTA