(fotografie di A. De Bernardi, BV edizione 2015)

Il caldo arido asciuga i colori velocemente, ne cattura l’essenza per poi lasciarli impressi lì sulla tela. Il solito cavalletto dalle viti arruginite la sostiene.

Il pennello imbrattato è per terra con attorno qualche macchia di colore. Il mio volto prova piacere quando uno sbuffo di vento lo sfiora.

Il tempo è passato. Qualche filo d’argento brilla tra i miei capelli. Il fumo della sigaretta si disperde nell’aria e i piedi nudi toccano le pietre ardenti che per abitudine non sentono più il dolore.

E’ arrivato il momento, il momento di lasciarlo andare, un giovane artista dai mille dalle molteplici espressioni.

La prima esposizione ad Atene è andata bene, tanto da avere richiamato l’attenzione della critica.

Ricordo quando era piccolo: a tre anni rubava i miei pennelli e dipingeva tutta la sua faccia, poi, con aria innocente, si avviciniava e mi fissava dritto negli occhi. Occhi castani di terra bagnata, come quelli che ho io, con qualche sfumatura di nostalgia.

Fin da subito mi sono accorto della sua vena artistica, i suoi disegni non erano come quelli degli altri bambini. Aveva la straordinaria capacità di imprimere i movimenti nei quadri, cosa che io non riuscivo a fare.

Disegnava solo quando provava una forte emozione, una sorta di stimolo che gli infondeva nell’animo un impulso divino. Perfino dopo aver pianto riusciva a esprimere veramente ciò che sentiva.

Ah che bei ricordi! Il suo primo quadro lo dipinse a nove anni, rappresentava il tramonto che spargeva le ultime luci soffuse sulla spiaggia di Livadi.

Chiudo gli occhi, ma non riesco a dormire. Decido di uscire e sdraiarmi sul terrazzo, supino.

Questa notte la via lattea è particolarmente luminosa e le stelle cadenti squarciano il cielo infinito. Forse è proprio una di quelle ad aver depositato Delo su questa terra.

All’età di 16 anni dipingeva quadri degni di grandi artisti. Sprigionando tutta la rabbia, aveva la capacità di trasformarla in vortici di colori con pennellate sicure.

Il sole sta per sorgere e il colore rossastro incomincia a spargersi sul cielo con varie sfumature, poi lo domina con profonde ferite.

Il canto remoto del gallo accompagna il mio sonno.

Racconto di Lorenzo Fusi (18 anni)

 

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DELO