IMG_0888 copy

Seduto ad una taverna sulla spiaggia stava un uomo. Occhi scuri riflettevano i colori del sole che si spegneva dentro il mare Egeo. Gli ultimi raggi, ora, gli accarezzavano la bronzea e dura pelle dopo averla martoriata durante il giorno. Il vento accompagnava questo candido abbraccio con morbide carezze.

Era visibile sul suo viso una cicatrice, testimone di tempi e vite passate.

Un naso, importante, lasciava cadere un’ombra simmetrica sul lato destro della faccia.

Santo restava fermo, immobile, a godere dell’ultimo sole.

Il suo sguardo si era soffermato su un isolotto non troppo lontano dalla costa, brullo, battuto incessantemente dal mare. Siamo tutti isole galleggianti nel mare infinito della vita, pochi riescono a mantenere una rotta, molti cedono al casuale movimento impresso dalle onde. Onde che, spingendoti contemporaneamente da più parti, ti immobilizzano e infine ti distruggono. E questo Santo lo sapeva bene: anche questa volta doveva prendere una rotta.

Facile è. infatti, naufragare, farsi cullare.

Più difficile e meno bello è cercare di restare capitani della nostra vita.

Aveva deciso di staccare col passato, ma ora, spinto dalla nostalgia, esso tornava a bussare violentemente alla sua porta. < Sono otto euro e sessanta > disse la cameriera.

Santo girò appena il volto, tirò fuori una banconota da dieci e disse < tenga pure il resto >.

la cameriera accennò un sorriso, infilò i soldi nel borsellino e gli girò le spalle in direzione della cucina.  Santo ne restò incantato; lei aveva una bellezza particolare. Tratti delicati le caratterizzavano il volto, occhi come il cielo in una giornata d’estate, balzavano fuori dalla penombra della terrazza della taverna. I capelli, mossi, di un marrone chiaro chiaro, le piovevano ai lati. Alcune ciocche bionde, riflettenti il rosso tramonti, risplendevano in quella meravigliosa pioggia,

Si fermò, presa da un impulso profondo; spinta e determinata, come una bambina capricciosa, tornò continuando a fissare quel solco che attraversava guancia destra di Santo. All’ultimo secondo, presa da pudore, arrossì e fece uscire un flebile tremolante suono. Santo conosceva bene quel sentimento, ne era infatti diventato col tempo padrone. Nell’uccidere persone non si può dare spazio all’insicurezza.

Un fulmine di coraggio le riaccese la voce < Posso chiederti come ti sei procurato quella?>    disse indicando la cicatrice. Santo la guardò, nei profondi occhi. Che sfrontata. Ma apprezzò il suo coraggio.

Tacque, indeciso, per la prima volta da tanto tempo. Mai avrebbe pensato di poter realmente dire a qualche estraneo la verità sul proprio passato, Questa volta era infatti diverso, questa volta quegli occhi chiari, limpidi, puri come non mai, lo spingevano in qualche modo a svelare la verità. Ma il motivo più profondo per cui taceva era che se ne vergognava. Sapeva di essere sporco, d esser macchiato, un “Santo diavolo”.  < Appartiene al mio passato ….> rispose lui.

Lei vide nei suoi occhi un non so ché di rassegnazione per quella vita, condizione. Riconobbe qualcosa a lei famigliare. Molti uomini si abituano alla loro condizione, convinti che la scelta di rotta operata un tempo permanga in eterno. Come risposta fece spazio nella pioggia di capelli dorati e svelò una cicatrice.  < Sai, anche questa appartiene al mio  passato. Il passato ci forma, ci rende ciò che siamo; ma non sceglie per noi …>.

Santo questa volta restò stupito dalla sfrontatezza della ragazza. Una rabbia gli esplose entro come lava che risale il camino del vulcano per poi, violentemente, eruttare. Ma la trattenne. Fu rapito infatti da quella compassione, quel “ sentire insieme”, che aveva spinto la ragazza a superare la barriera del pudore. Non aveva infatti fatto trasparire quasi niente dal suo corpo, sapeva controllare alla perfezione sentimenti, emozioni, eppure lei aveva, sulla base di una piccolissima percezione, “osato”. Aveva fatto bene a premiare il suo coraggio.

Un sorriso, dimenticato da tempo, si accese incontrollabile sul volto, e dal cuore sei semplici lettere emersero < Grazie…>.

A un tratto, come una immagine eterea, una donna, ciocche di capelli color luna , catturò l’attenzione dei due. Teneva tra le mani una busta gialla. E disparve.

La cameriera sorrise; trasudava amore, amore dell’essere < yasas > disse lei,  < yasas >.

Lui le sorrise di nuovo e con un dolce cenno ricambiò. Lei tornò al lavoro richiamata all’ordine da un cliente che insisteva per avere il conto.

Santo tornò di nuovo a perdersi nel sole, forte ora del pensiero, venuto da quell’attimo di complicità, di essere capitano della propria vita.

di Cerri Jacopo, 20 anni

 

Leggi il prossimo:

Annika

Torna alla pagina dei racconti:

Racconti 2014